Fileremo

Il Meltemi fa saltellare allegramente le onde blu scuro dell’Egeo mentre il cielo è di colore azzurro incontaminato: splende!
Dopo lunghe peregrinazioni, alcune tempestose, il marinaio, vele spiegate al vento, torna a casa, continua a scrutare l’orizzonte ed ha la sensazione fisica di essere già arrivato in territorio familiare, vede il sole splendere più che altrove, e ode il vento soffiare costantemente in modo più gradevole.
Crede di potersi già beare, pur essendo ancora in alto mare, del profumo della resina dei pini cresciuti nel cortile di casa sua.
Osserva già stagliata la costa dell’isola, detta Sposa del Sole, vagheggiata con commozione durante tutto il viaggio.
Scrutando bene il panorama intravede e riesce a distinguere soprattutto il profilo a dorso di mulo del Monte Fileremo, considerato sacro da tutti i popoli, dal lontano passato precristiano fino ad oggi.
Il marinaio riesce a cogliere un breve momento per ringraziare la sacra immagine, che da sempre il monte Fileremo simboleggia, per averlo salvato dai gravi pericoli corsi durante la lunga perigliosa navigazione.

Il monte Fileremo ha già nel nome (nomen est omen) il suo destino: amico della solitudine, della meditazione, dei pensieri consolatori che vanno ricercati in quello che ci suggerisce o esisterebbe nell’extraterrestre.
Con la nostra fideistica speranza, originata dalla fantasia, crediamo di poter cogliere le ultime opportunità, le uniche rimaste sulla via della finale immutabile verità.
I secoli hanno sfiorato sempre il sacro monte; le molteplici popolazioni che in epoche diverse hanno vissuto nei suoi pressi certamente gli indirizzavano suppliche e preghiere nei momenti, piuttosto frequenti, di sconforto e urgente bisogno, spesso non procrastinabile.
In ogni tempo i sacerdoti –sacer docere- predicavano la necessità di costruire una casa degna del dio da loro rinvenuto e poi se ne impossessarono definitivamente.
Tracce antiche di templi esistono anche nell’isola e sul Monte.
Tra i popoli che hanno vissuto a lungo nei pressi del monte ed hanno lasciato opere geniali è indispensabile ricordare i Dori.
Questo popolo intraprendente e coraggioso lascia evidenze architettoniche di ottima fattura.
Una fontana, detta Dorica, ci perviene perfettamente funzionante in tutte le sue pertinenze, dopo secoli di attività ininterrotta.
La vasca è integra, il muro di contenimento artistico; sempre da secoli si ode il dolce e armonico tintinnio delle gocce che continuano a riempire la vasca di acqua pura direttamente dal monte senza mediazione di ritrovati moderni.
Per nostra fortuna il saggio architetto, che può essere considerato un genio-semidio per la professionalità dimostrata, ha anche ubicato l’artistico monumento fuori dalla vista di passanti occasionali e dall’interesse economico e politico di privati e delle autorità governative.
Le autorità politiche da me informate ne ignoravano l’esistenza: è elemento che non può dare voti, perché quindi doversene occupare?
E’ chiaro che questo delizioso gioiello può essere difeso e salvato da qualche grossolana intemperanza solo se è lasciato tranquillo a far udire e ammirare il meraviglioso prodotto del genio umano congiunto alla natura.

In ogni tempo e luogo i popoli si sono consorziati sotto infinite forme ufficialmente per scopi umanitari e onorevoli.
Nella realtà si sono subdolamente dati da fare per aggredire e spogliare il vicino.
I nomi delle consorterie (stati, etnie, religioni, nazioni, partiti politici e altre infinite forme) sono noti e spesso gradevoli.
Un mitico re di Rodi tentò di ripartire equamente il suo regno tra i suoi tre figli; li fece partire di corsa assieme stabilendo il limite destinato al regno di ogni figlio al punto di ogni singolo arrivo. Ma uno dei figli partì molto prima del segnale di partenza: il canto del gallo. La divisione, a causa dell’imbroglio, risultò viziata.
L’essere umano ha sempre cercato di conoscere il suo avvenire e di predisporre ogni elemento per ottenere il meglio.
Ha dedicato generosamente ogni forma di blandizie per ottenere dai potenti in questa e dai rappresentanti dell’altra ipotetica vita, con preghiere e doni, favori di ogni genere.
Le religioni (re-ligio) monoteiste parlano del Dio da loro magnificato come misericordioso , onnisciente e onnipotente.
I loro adepti elevano monumenti artistici e faraonici costosissimi templi alla sua gloria, sempre per ottenere le sue preferenze.
Ma a che cosa può servire un lussuosissimo e costosissimo tempio a chi ha quelle caratteristiche divine?
Il popolano avrebbe dedicato quelle faraoniche cifre all’immediato benessere della povera gente.
Le multietniche popolazioni dell’isola di Rodi hanno vissuto sempre pacificamente, rispettando ognuna il credo altrui.

La mente benché ormai provata da tante emozioni vorrebbe continuare ad ammirare anche le possenti opere murarie erette a difesa della città unitamente ad un poderoso vallo e magari la ridente valle delle farfalle coloratissime e perennemente in volo.
Un credente che avesse la ventura di trovarsi all’improvviso sul Monte Fileremo non potrebbe restare indifferente lungo la Via Crucis rappresentata, con estrema sensibilità, da artistiche formelle incastonate nelle stazioni, in una cornice di frondosi pini.
Perviene il consiglio degli dei, invisibili, ma sempre presenti in quelle zone, di sdraiarsi al sole di Rodi su una delle sue belle e tiepide spiagge, all’ombra di pini frondosi e profumati, cullati dal sospiro delle onde del mare spumeggianti, e lasciare finalmente la mente libera di naufragare fra sogno e sortilegio.

RICCARDO COLLARO

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