Fraternità – Segno e sogno di una comunità educativa lasalliana

“Aiutate la scuola a porsi al servizio della persona diventando sempre più comunità educante in dialogo aperto e critico con la realtà circostante; per promuovere la formazione integrale umana e cristiana degli alunni e di quanti fanno parte della comunità stessa”. (Papa Francesco incontra le Scuole cattoliche)

Quando gli storici si domandano come mai San Giovanni B. de La Salle (Reims 1651-Rouen 1719) sia riuscito meglio dei suoi predecessori o dei suoi contemporanei a istituire scuole per l’educazione dei poveri, si rendono conto che il suo successo è dovuto al fatto che egli ha “lanciato un movimento”, un impegno, cioè, che durasse nel tempo, cominciando col formare una comunità che gli è sopravvissuta (ci avviciniamo al tricentenario della sua morte). La vicenda umana e religiosa che lo ha portato a scelte successive e sorprendenti anche per lui lo ha segnato profondamente fino a coinvolgerlo in un progetto (la fondazione di una Congregazione religiosa laica al servizio dei giovani) che era ben lungi da ogni sua prospettiva di vita.

Significativo il brano riportato nella biografia del Blain, tratto da Mémoire sur les commencements , un testo redatto dal Fondatore per raccontare ai Fratelli le origini dell’Istituto “Dio che guida ogni cosa con saggezza e dolcezza … volendo impegnarmi interamente nella cura delle scuole,lo fece in modo impercettibile… in modo che un impegno mi portasse ad un altro, senza che io lo avessi inizialmente previsto.”(C.L. N° 7, p.169).

Coinvolto, all’inizio non direttamente, nella fondazione di scuole per bambini e giovani bisognosi si rese conto, ben presto, come fosse prioritaria l’urgenza di preparare i maestri per un compito così innovativo e delicato. Tentò di accoglierli in casa sua (una famiglia di ceto nobile) per accompagnarne la formazione ma le prevedibili difficoltà della “strana” situazione lo convinsero a procurare, per sé e per i volenterosi neomaestri, uno spazio idoneo ad una vita in comune basata sulla formazione cristiana, la reciprocità fraterna e la preparazione professionale.

La sua capacità di convincere altri a condividere una forma di vita comunitaria, né monastica, né clericale, l’ha indotto a consentire ai suoi compagni di scegliere essi stessi il nome che desideravano portare e il modo in cui organizzare la loro vita. La decisione fu presa in occasione dell’Assemblea di Reims, nel 1686 : da quel momento, essi si sarebbero chiamati “Fratelli”. Questo titolo, dato a uomini consacrati ma non ecclesiastici, non è di per sé nuovo, ma lo è la definizione che ne viene data: essi si considerano, all’interno della loro comunità, come fratelli tra di loro e “fratelli maggiori” dei giovani che sono “affidati alle loro cure”. Con questo semplice titolo, essi esprimo la volontà di vivere una vita da celibi, in comunità, nella quale condividono tutto e, al tempo stesso, esprimono le ragioni di questa scelta: essere i fratelli maggiori dei giovani che essi vedono “lontani dalla salvezza”, sia nel senso religioso, che nel senso umano del termine.

Questo essenziale “spirito di comunità” è conservato come cosa sacra nell’eredità lasalliana e si esprime nell’espressione usata dai Fratelli in occasione della prima formulazione dei voti consacrati, “insieme e per associazione”. Se essi si sono associati gli uni con gli altri, ciascuno dei compagni essendo solidale con gli altri, è stato allo scopo di svolgere una missione comune, che oggi chiamiamo “servizio educativo dei poveri”.

Da qualche decennio, non soltanto la diminuzione del numero dei Fratelli ma la provvidenziale riscoperta, con il Concilio Vaticano II, del valore intrinseco e teologico del laicato cristiano hanno determinato una crescita esponenziale dei collaboratori laici nelle istituzioni lasalliane nel mondo.

(Sono quasi centomila i laici docenti e collaboratori impegnati nelle realtà lasalliane disseminate nei cinque continenti). Qualcuno potrebbe dire di essere tornati alla “laicità” delle origini.

Oggi la condivisione della missione tra Fratelli e collaboratori laici è un fatto vissuto e il carisma della “associazione” è diventato il cuore della riflessione, del dibattito e della missione lasalliana del XXI secolo. Ma questa condivisione non può essere duratura se si riducesse “al solo livello funzionale e non includesse la componente spirituale, cioè la condivisione della spiritualità ereditata da Giovanni Battista de La Salle”. Essa può guidare più profondamente tutti i Lasalliani nelle relazioni con Dio, con gli altri e con se stessi, partendo dal lavoro educativo di ogni giorno. Essa può aiutarci a rafforzare la nostra fede nella vita e nella missione, può contribuire nella costruzione di comunità educative viventi e splendenti per la loro testimonianza e il loro lavoro.

Questa condivisione di carisma si sta rendendo sempre più determinante perché in alcune zone dell’Istituto la presenza fisica dei Fratelli nelle opere sta scomparendo. Ormai alcuni Laici assicurano l’essenziale della missione lasalliana con i giovani, e anche la trasmissione del carisma lasalliano. Come lo potranno fare se il loro cuore e la loro anima non sono toccati e nutriti dal messaggio spirituale attinto dalla rilettura del Vangelo proposta da Giovanni Battista de La Salle?

Se il Santo De La Salle è stato proclamato “Patrono universale di tutti gli educatori cristiani” non è stato solo per la sua opera educativa ed evangelizzatrice, ma anche perché ha fatto di quella un cammino di santità e di incontro con Dio.

Nella trisecolare tradizione lasalliana la figura dell’insegnante-educatore ha avuto un ruolo e una attenzione senza precedenti nel panorama pedagogico. Basti qui ricordare la ricchezza e l’originalità della riflessione e della pratica educativo-didattica nelle opere lasalliane del Fondatore e dei primi Fratelli. (per tutte valgano la Conduite des écoles e le Meditazioni di La Salle sul ministero dell’educatore).

La comunità educante lasalliana che precedentemente si identificava con la comunità religiosa, oggi si arricchisce della presenza corresponsabile di educatori lasalliani laici.

E’ un’opportunità di sicuro arricchimento perché le persone consacrate, in ragione dell’esperienza di vita comunitaria di cui sono portatrici, si trovano nelle condizioni più favorevoli per collaborare affinché il progetto educativo dell’istituzione scolastica promuova la creazione di una vera comunità. In particolare propongono un modello di convivenza alternativo rispetto a quello di una società massificata o individualista.

Ma naturalmente occorrono un forte senso di responsabilità professionale e una deontologia del gruppo docente che interpreti in maniera corretta i concetti di corresponsabilità, collegialità e fraterna condivisione, che sono alla base del lavoro di gruppo dei docenti, religiosi e laici.

L’unitarietà del progetto educativo, una questione che oggi torna prepotentemente in scena, si può garantire solo attraverso un’aperta disponibilità degli insegnanti ad interagire, comunicare, programmare insieme. Soltanto a queste condizioni la pluralità si trasforma in una risorsa a disposizione degli alunni, in una spinta verso livelli più avanzati di qualità educativo-didattica.

Disporre di una pluralità di figure e di relazioni educative è considerata dalle famiglie e dagli insegnanti stessi un’opportunità di arricchimento e di crescita per i ragazzi.

Davanti ai pur necessari processi di riforma della scuola italiana, la scuola cattolica lasalliana vuole promuovere quei valori umani perenni che discendono dalla visione evangelica della vita, per realizzare una scuola a misura degli alunni e specialmente attenta alle esigenze degli ultimi.

Alla luce dell’insegnamento di Cristo e sull’esempio di La Salle, ogni educatore sia pronto a cogliere nel rapporto e nella collaborazione con i colleghi preziose opportunità di condivisione delle competenze e di comunione di intenti, perché l’istituzione scolastica diventi luogo privilegiato di promozione culturale, capace di recuperare stima e credibilità sociale, elaborando proposte didattiche attente alle esigenze formative degli alunni e rispettose della natura e delle finalità della scuola. Non basta curare le buone relazioni tra i docenti,occorre un progetto educativo-culturale comune, da cui far discendere una strategia didattica e pedagogica chiara con scelte metodologiche coerenti. E i lasalliani di oggi hanno più che mai il privilegio e l’onere di operare nell’alveo della vision e mission affidate dal loro Fondatore e nelle quali si impegnano perché si realizzi nel mondo dei giovani quanto la Chiesa e la società si aspettano da una Congregazione che da tre secoli vive e si alimenta del carisma primigenio e fondativo di S.G.B. de La Salle.

Fratel Pio Rocca